La paura ai tempi del Coronavirus

“Resoconto di una psicologa in quarantena”

La paura ed essere preoccupati in presenza di un nuovo virus chiamato COVID-19 è logico e comprensibile. Tuttavia, la paura deve essere un campanello d’allarme e non la causa stessa delle nostre ansie. Dovrebbe aiutarci a reagire in modo razionale e logico e non a farci adottare dei comportamenti irrazionali dettati dal Panico.

Bisogna dare il meglio di noi in questo momento, far venire fuori quella che è la nostra resilienza, ovvero la capacità di ciascuno di noi di affrontare un trauma o una situazione di pericolo.

In tal caso siamo chiamati a gestire entrambi le situazioni, come se fossimo un convoglio armato dell’esercito che deve andare in guerra, ma verso una guerra silente.

Siamo però bombardati di informazioni a cui siamo sottoposti, è inevitabile che la paura diventi irrazionale. Siamo esposti ad un numero di informazioni minuto dopo minuto. Basta accedere a Facebook, Instagram, Twitter, alla radio, alla televisione o consultare la rete per sentire o trovare subito la parola “Coronavirus”.

L’OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità ricorre da tempo al termine “infodemic”, formata da information+epidemic, una infodemia è quindi una metaforica “epidemia” di informazioni false o fuorvianti che si propagano con il diffondersi su larga scala di una malattia infettiva.

Le infodemie si diffondono rapidamente grazie ai canali social e altri mezzi di comunicazione digitali; gli pseudoesperti  aumentano confusione, ansia e panico; possono crearsi situazioni pericolose in cui il pubblico è contrario a seguire le indicazioni delle autorità sanitarie o governative, al punto che potrebbe essere pregiudicata l’efficacia degli interventi previsti e rimanere ancor di più intrappolati nella nostra solitudine.

L’infodemia in tal senso si trasforma in cura. La continua ricerca di informazioni, la pandemia mediatica ci permettono di mettere un piede davanti all’altro fugando la paura della morte, dopo che per la paura della solitudine abbiamo impugnato quel maledetto cellulare. Ma, ricordo e vi porto ad una riflessione, il virus, fa la stessa cosa ma con noi. Anche il virus usa i nostri corpi come delle vere casette, salta da un corpo all’altro per restare vivo, fa dei nostri corpi le strade su cui camminare per procedere. Insomma, allora non siamo tanto diversi noi da lui e per certi versi funzioniamo così nella psiche così come sul modo in cui usiamo e abitiamo il nostro pianeta terra.

Fino a poco tempo fa avevamo una certa capacità di restare nelle nostre case senza contestare nulla, anzi ne avevamo l’estremo bisogno, di tornare a casa e di godersi il fatidico divano. Oggi compulsivamente avvertiamo il vuoto e in noi si affaccia il timore di non essere nei pensieri di nessuno. La paura di non essere pensati è l’immagine di noi che non esista nella mente di nessuno ci spinge a impugnare il cellulare. Solo che una volta riacceso e ci siamo connessi, solo allora rispuntano le paure collettive condivise. Una volta riconnessi alla rete, la paura della solitudine cede di nuovo il passo a quella della morte. E, facciamo attenzione, la paura della morte è sempre meno distruttiva di quella della solitudine. Anzi spesso da veri masochisti ci sacrifichiamo e rischiamo la vita proprio per rimanere nei ricordi degli altri, seppur spesso “social”. La paura di non essere visti, spinge ciascuno di noi ad azioni eroiche, ad azioni di solidarietà sociale per non sentirci soli e annoiati. In una situazione di stallo, dove la preoccupazione si fonde alla noia, la paura ribolle sotterranea e riemerge solo a tratti, nelle forme di un incubo.  Invece di farci prendere dal panico dobbiamo restare calmi. Di fronte alla paura e al disagio, bisogna essere prudenti, non impanicati. E allora che si fa? Si fa, che le persone agiscono molto meglio quando si trovano in uno stato di calma psicologica. Questo non significa restare indifferenti alle notizie. Si tratta di essere consapevoli di ciò che accade senza provare paura irrazionale che ci fa avere dei comportamenti che non sono d’aiuto.

CONSIGLIO: il primo alleato psicologico contro il Coronavirus è di continuare una vita per lo più normale, tenendo conto di tutte le precauzioni che devono essere prese. La routine sarà la vera arma da combattimento della nostra guerra silente. In qualche momento della giornata bisogna informarsi sulla situazione generale seguendo soltanto dati ufficiali o consigli degli esperti.

La prima azione da fare per affrontare la quarantena è organizzare il tempo e lo spazio. Evitiamo di lasciare tutto destrutturato. Il periodo si prospetta troppo lungo: abbiamo bisogno di costruire una nuova quotidianità. Non si tratta di una vacanza, non possiamo alzarci all’ora che vogliamo. Un comportamento di questo genere diverrebbe controproducente, perché purtroppo non abbiamo la libertà che abbiamo quando siamo in ferie, non abbiamo opzioni di divertimento esterno. E soprattutto per le famiglie con figli è necessario instaurare delle abitudini e delle regole: Fortunatamente è stato garantito a tutti un minimo di continuità scolastica: allora ci si alza presto (magari anche un’ora più tardi rispetto al solito, tanto non abbiamo il tragitto casa-scuola da percorrere), si studia fino a una certa ora e poi si gestisce il resto del tempo anche con dei momenti di gioco.

L’Associazione MinD di cui io stessa sono il Presidente, ha istituito delle consulenze di sostegno gratuite per il primo colloquio per tutti coloro che sono interessati a combattere questo momento di disagio sociale, psichico e fisico. Siamo un gruppo di psicologi e psicoterapeuti pronti a gestire le vostre emozioni per non lasciarvi soli e per dare una carezza alla vostra e anche alla nostra routine quotidiana. Per qualsiasi informazione potete mandare una mail ad associazionemind@gmail.com oppure scrivermi alla mia mail attimonelligabriella@gmail.com.

Un abbraccio virtuale a tutti. Abbattiamo le distanze con la lettura e con la solidarietà.

Dr.ssa Gabriella Attimonelli

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